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  • Avv. Fabrizio Flamini

Diritto dei minori a conservare rapporti significativi con i nonni



Come è evoluto il rapporto tra nonni e nipoti alla luce dalla legge n. 219 del 2012 che ha introdotto nuove disposizioni in materia di filiazione e riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio? I nonni hanno un diritto di visita nei confronti dei nipoti? Come e davanti a quale Tribunale è azionabile tale diritto?


L’art. 1 della legge n. 219 del 2012 ha sostituito la versione previgente dell’art. 74 c.c., statuendo che «la parentela è il vincolo che si stabilisce tra persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso»; oggi, quindi, la legge finalmente riconosce che anche i figli nati fuori dal matrimonio hanno nonni e zii. L’art. 315 bis c.c., introdotto sempre dalla stessa legge ha, invece, ribadito il principio secondo il quale «il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti», diritto sancito per la prima volta dalla legge n. 54/2006 che ha introdotto l’affido condiviso come regola e riconosciuto il diritto dei minori a conservare un rapporto significativo con le rispettive famiglie di origine, modificando il disposto di cui all’art. 155 c.c. Nessuna qualità di parte nei giudizi di separazione e divorzio è stata però nel tempo riconosciuta dalla quasi totalità di dottrina e giurisprudenza ai nonni che potranno rivolgersi al Tribunale per i Minorenni competente chiedendo che, ai sensi degli artt. 333 e 336 c.c., verificato che l’atteggiamento di esclusione tenuto dal genitore o da entrambi i genitori sia contrario agli interessi del minore, riconosca un diritto di visita nonni nipoti. Alcune sentenze - in minoranza - hanno, invece, ritenuto ammissibile un intervento adesivo dipendente da parte dei nonni. Sono, infatti, i minori ad avere diritto di mantenere un rapporto significativo con gli ascendenti e i parenti di ciascun ramo genitoriale quando ciò sia ritenuto importante per il loro sviluppo psicofisico e non i nonni a vantare un diritto di visita nei loro confronti.


l’APPROFONDIMENTO

Evoluzione storico-giuridica della filiazione e della parentela

Grazie all’entrata in vigore della L. 219/2012 anche i figli nati fuori dal matrimonio hanno nonni e zii. è un passo davvero importante perché se già è difficile ottenere la possibilità di mantenere un rapporto significativo con i propri nipoti lo era ancora di più laddove si riteneva che il figlio naturale non avesse legami se non unicamente con il genitore che lo aveva riconosciuto. Un breve cenno all’evoluzione storico giuridica della filiazione e della parentela permette di verificare se, e in caso affermativo, quali passi avanti sono stati fatti con la predetta legge. Nel codice del 1942 il diritto di famiglia concepiva la sola famiglia fondata sul matrimonio, discriminando i figli nati fuori dal matrimonio che ricevevano un trattamento giuridico davvero deteriore rispetto ai figli legittimi. Si può dire che le norme del codice dettassero una situazione di vera inferiorità giuridica dei figli naturali. Nel 1948 nella Carta Costituzionale vengono dedicati tre articoli rivolti alla famiglia: artt. 29, 30 e 31. In essi viene sancito che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio» e che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio». Si iniziano, quindi, a riconoscere ai figli nati fuori dal matrimonio alcuni diritti da sempre riconosciuti ai figli legittimi.

Nel 1975, poi, il primo libro del codice civile del 1942 venne riformato dalla legge che apportò modifiche tese a uniformare le norme già esistenti ai principi costituzionali (e, quindi, agli articoli e ai principi sopra accennati); viene finalmente eliminata ogni discriminazione di ordine patrimoniale tra figli naturali e legittimi (si pensi all’art. 148 c.c. nel quale vengono individuati tra coloro che sono obbligati a fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli, gli ascendenti legittimi e naturali; e all’art. 433 c.c. nel quale, tra coloro che sono obbligati a prestare gli alimenti, sono indicati i discendenti prossimi, anche naturali). Rimasero, però, anche con la riforma del 1975 una serie di norme che dettano ancora oggi una situazione di vera inferiorità giuridica dei figli naturali e che si spera vengano eliminate con gli emanandi decreti legislativi di modifica delle disposizioni vigenti in materia di filiazione e di dichiarazione dello stato di adottabilità (quelli previsti dalla L. 219/2012 di cui si dirà in seguito): per esempio il diritto della famiglia legittima di rifiutare di convivere con il figlio naturale di uno dei coniugi (art. 252 c.c.); il rapporto giuridico di filiazione naturale non si costitusce automaticamente (come quello legittimo) ma solo per effetto di un atto volontario del genitore o di accertamento per opera del giudice; non veniva riconosciuto alcun rapporto dei figli naturali, che non sarebbero neanche fratelli tra di loro seppur nati dagli stessi due genitori, con i parenti dei propri genitori (per fortuna, grazie alla dottrina prima ancora della giurisprudenza, per i nonni e bisnonni con il tempo si è riconosciuta la parentela perché si è sostenuto che i parenti provengono tutti dallo stesso capostipite); l’art. 537 c.c., poi, che, in caso di concorso all’eredità dei genitori con figli legittimi e naturali, prevede che questi ultimi possono veder liquidata in denaro la quota di eredità loro spettante anziché acquistare i beni che sarebbero loro spettati (la commutazione prevista dall’art. 537 c.c. era stata già riformulata dal Legislatore della riforma del diritto di famiglia in favore dei figli naturali tanto che, da allora, non è più ritenuta un diritto potestativo dei figli legittimi ma è richiesta la mancata opposizione del figlio naturale e la decisione del giudice che deve valutarne circostanze personali e patrimoniali per ammettere la liquidazione del figlio naturale).

Infine, la competenza a decidere in caso di cessazione di convivenza, sull’affidamento e il mantenimento spettava al Tribunale per i Minorenni anziché al Tribunale Ordinario come nel caso delle separazioni per cui vi erano differenti tribunali e differenti riti.

Oggi la L. n. 219/2012 ha spostato la competenza a decidere sull’affidamento e il mantenimento nel caso di cessazione della convivenza al Tribunale Ordinario ma, purtroppo, non è intervenuta sul cambiamento del rito che permane differente. Nel 2006 la legge n. 54/2006, introducendo l’affido condiviso, ha compiuto un passo davvero importante per superare le differenti discipline previste per le due filiazioni: l’art. 4 ha esteso, infatti, l’applicazione della legge ai figli di genitori non coniugati e, in particolare, ha esteso l’applicazione dell’art. 155, comma 1, c.c., disponendo che il figlio minore ha diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. La legge sull’affidamento condiviso ha segnato sicuramente una svolta prevedendo che il minore ha diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, perché la parentela naturale era stata circoscritta dal Legislatore a situazioni specifiche e non aveva assunto carattere di principio generale. Si può dire che tale legge abbia rivoluzionato il sistema giudiziario delle separazioni (e, comunque, dei provvedimenti relativi ai figli nati fuori dal matrimonio), sancendo questo diritto di tutti i minori, sia nati dentro il matrimonio che fuori dal matrimonio, a trascorrere del tempo presso i nonni, mantenendo con loro un rapporto importante vietato o regolamentato solo qualora si riveli fonte di disagio per i minori. Dal 2006, quindi, si attendeva che intervenisse la riforma della filiazione e che i figli, legittimi, naturali e adottivi, nonché quelli nati con le tecniche di procreazione assistita (PMA) potessero essere ritenuti tutti uguali davanti alla legge ma, soprattutto, che anche i figli “naturali” potessero vedersi riconosciuti da nonni e zii. Si chiedeva al Legislatore di introdurre una vera e propria unificazione - e non parificazione che presuppone la situazione privilegiata della filiazione legittima - della disciplina del rapporto di filiazione con l’eliminazione degli aggettivi «legittimo» e «naturale» e, quindi, una disciplina unica per quando riguarda gli effetti della filiazione stessa. L’esistenza nell’ambito del nostro ordinamento di un duplice binario di rapporti di filiazione, dove la filiazione naturale peraltro sembrava avere un carattere residuale, era ormai davvero retaggio di concezioni morali ormai non più condivise dalla coscienza sociale. Molti da tempo affermavano che la nozione di filiazione è unitaria, indicando il rapporto di discendenza di una persona da colui che lo ha generato; sostenevano che è un rapporto di natura biologica che prescinde da requisiti formali quali sono il rapporto di coniugio tra i genitori ovvero anche l’intervenuto riconoscimento. Nel caso di adozione il rapporto di natura biologica è sostituito dal provvedimento di adozione che surroga la discendenza naturale.

Il 27 novembre 2012 è stata approvata la legge n. 219 (pubblicata in G.U. il 17 dicembre 2012, n. 293) con l’obiettivo di eliminare ogni discriminazione tra i figli, anche adottivi, nel rispetto dell’art. 30 della Costituzione.

L’attuazione delle norme in materia viene affidata, in osservanza degli artt. 2, 3 e 30 della Costituzione, dell’art. 2 della legge al Governo con delega. Il decreto legislativo ha completato lo scorso novembre l’iterparlamentare con il parere favorevole delle Camere.

Oggi quello che è certo, grazie al nuovo disposto degli artt. 74 e 315 bis c.c., è che anche i figli nati fuori dal matrimonio hanno nonni e zii e, soprattutto, che tutti i figli godono degli stessi diritti compreso quello oggi sancito oggi anche dall’art. 315 bis c.c., e non più solo dall’art. 155 c.c., di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.

L’art. 2, comma 1, della L. 219/2012 tra le deleghe al Governo per la revisione delle disposizioni vigenti in materia di figliazione, alla lettera p) prevede anche l’introduzione della legittimazione attiva dei nonni a far valere il proprio diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti, con l’inserimento di un articolo del codice civile che disciplini le modalità con le quali i nonni possono far valere tale diritto, ferma restando la valutazione delle istanze degli ascendenti alla luce del superiore interesse del minore. La lettera del testo sembrerebbe non prevedere nulla di innovativo rispetto a quanto già previsto nel nostro ordinamento ma alcuni autori dando peso alla parola “diritto” sostengono che il Legislatore avesse un pensiero male espresso: pensasse a una legittimazione attiva dei nonni nei giudizi di separazione e divorzio. Non resta, quindi, che attendere per verificare se interverrà una nuova regolamentazione della disciplina che riconosca ai nonni la possibilità di far valere il loro diritto sempre tenuto conto del superiore interesse del minore o se per i nonni rimarrà la possibilità già prevista di chiedere un provvedimento sull’esercizio della potestà dei genitori secondo l’art. 333 c.c. che inibisca al genitore, con il quale i figli vivono, di impedire i rapporti tra nonni e nipoti.


Diritto dei nipoti di mantenere un rapporto significativo con i nonni

Il nostro ordinamento giuridico a differenza di altri sistemi stranieri europei, non riconosce un diritto dei nonni a mantenere una relazione stabile e significativa con i nipoti; non viene riconosciuta ai nonni una posizione giuridica soggettiva che possa essere opposta ai genitori, in quanto la potestà sui figli spetta esclusivamente ai genitori e, quindi, i nonni e gli altri parenti non possono intervenire sulle decisioni relative alla gestione della vita famigliare o relative all’educazione e alla crescita dei figli. Se è vero, quindi, che la legge non riconosce ai nonni un autonomo diritto di visita nei confronti dei nipoti, è altrettanto vero che ai nonni viene riconosciuto un interesse a che la continuità del rapporto con i nipoti sia garantita e, di conseguenza, è consentito ai nonni di ricorrere al giudice per vedere tutelato questo interesse. In effetti dal momento che la legge ha introdotto questo principio per tutelare l’interesse del minore, l’interesse del nonno a veder tutelato questo diritto può essere accolto dal giudice solo laddove la rottura di tale legame avrebbe delle ripercussioni negative sullo sviluppo e la crescita del minore. Quello che oggi è pacificamente riconosciuto dall’ordinamento italiano, grazie agli artt. 155 e 315 bis c.c., è il diritto dei minori a mantenere un legame affettivo con i parenti e, quindi, con i nonni; legame che può essere vietato o regolamentato solo qualora si riveli fonte di disagio per i minori.

Un comportamento ostruzionista posto in essere da parte dei genitori di impedire un rapporto significativo tra i figli e i nonni potrà essere tollerato solamente quando risulti l’unico modo per tutelare un altro prevalente interesse del minore.


Tutela del diritto di visita

La modalità con la quale i nonni possono rendere effettivo l’obbligo gravante sui genitori di far mantenere ai minori un rapporto significativo con i parenti e, quindi, con i loro nonni, è meramente indiretta e va ricercata, come anticipato sopra, negli artt. 333 e 336 c.c. che, tra i legittimati a sollecitare un controllo sull’esercizio della potestà dei genitori, indicano proprio i parenti e, quindi, i nonni. Questi, quindi, qualora i genitori impedissero ai figli di mantenere quel rapporto significativo con i nonni, senza che tale scelta sia stata fatta nell’esclusivo interesse del minore apparendo giustificata e, quindi, per proteggere e tutelare un altro prevalente interesse di quel minore, potranno adire il Tribunale per i Minorenni affinché questo emetta un provvedimento per garantire incontri e rapporti significativi del minore con i nonni, accertato che corrisponda all’interesse del minore.

Anche il giudice del Tribunale Ordinario, nel corso dei giudizi di separazione, divorzio o modifica delle condizioni di separazione o divorzio può adottare provvedimenti che consentano al minore di mantenere una relazione significativa con i parenti e, quindi, con i nonni, in quanto l’art. 155 c.c. prevedendo che il «giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole, con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa» ammette senz’altro provvedimenti che statuiscano tempi e modalità di frequentazione e/o di incontro di nonni e nipoti (e, comunque, di tutti i parenti) che rivestono per il minore un ruolo effettivamente significativo e il cui rapporto rischia di essere pregiudicato da comportamenti ostruzionistici di uno e di entrambi i genitori. Anche in questo caso i nonni non hanno alcun diritto perché quello che viene riconosciuto con i predetti provvedimenti è solo un obbligo del genitore di porre in essere le statuizioni del giudice della separazione o del divorzio e quindi consentire e permettere che i minori vedano i parenti secondo le modalità previste dal giudice nell’interesse del minore.

Nei casi di separazione, divorzio o modifiche delle sentenze di separazione e divorzio, la realizzazione del diritto di visita è rimessa ai poteri (riconosciutigli dall’art. 155 c.c.) officiosi del giudice, che può disporre regole per le frequentazioni anche senza che qualcuno ne faccia domanda, o alle conclusioni dei genitori che ben potrebbero chiedere al giudice di consentire ai figli di mantenere rapporti significativi con i nonni qualora l’altro coniuge, invece, li ostacolasse.

Nel caso in cui, poi, emesso il provvedimento, il genitore o i genitori continuassero a ostacolare il rapporto tra nipoti e nonni questi ultimi potranno presentare formale denuncia per la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (art. 388 c.p.) e anche valutare di costituirsi parte civile nel procedimento penale che si instaurerà per chiedere il risarcimento del danno per non aver potuto mantenere rapporti significativi con i nipoti. Queste scelte però andranno davvero ben ponderate perché andranno certamente a interrompere definitivamente qualsiasi relazione familiare e non gioverebbero certo al rapporto tra nonni e minori.

La giurisprudenza, comunque, richiama proprio l’art. 155 c.c. per garantire al minore il libero accesso nei confronti dei parenti e, quindi, dei nonni, che la legge riconosce ai genitori. è stato, infatti, sostenuto che «l’interesse del minore coincide con la conservazione dell’ambiente domestico, scolastico e cittadino, nonché con la conservazione delle già instaurate relazioni famigliari». Le relazioni familiari costituiscono un valore in sé, anzi possono essere considerate uno dei beni non economici fondamentali dei quali è normalmente dotata la persona e che sono tutelari e protetti nel nostro ordinamento. L’art. 709 ter c.p.c., poi, è vero che ammette la legittimazione attiva ai soli genitori ma questi potranno chiedere la sua applicazione anche qualora vi sia violazione delle statuizioni disposte per la frequentazione dei minori con i parenti e, quindi, con i nonni.

Ciascun genitore, quando l’altro dovesse ostacolare gli incontri tra minori e nonni, potrà ricorrere al giudice che potrà disporre un risarcimento dei danni a carico di un genitore, nei confronti dell’altro. Non è previsto, invece, alcun risarcimento per l’avo al quale si vieti di incontrare il nipote.


Considerazioni conclusive

Il nostro ordinamento giuridico, a differenza di altri sistemi stranieri europei, non riconosce ancora un diritto dei nonni a mantenere una relazione stabile e significativa con i nipoti nel senso che non viene riconosciuta ai nonni una posizione giuridica soggettiva che possa essere opposta ai genitori, in quanto la potestà sui figli spetta esclusivamente ai genitori e, quindi, i nonni e gli altri parenti non possono intervenire sulle decisioni relative alla gestione della vita familiare o relative all’educazione e alla crescita dei figli. Ai nonni viene riconosciuto un interesse a che la continuità del rapporto con i nipoti sia garantita e, di conseguenza, si consente ai nonni di ricorrere al giudice per vedere tutelato questo interesse. Per questo il nostro ordinamento prevede che i parenti e, quindi, i nonni, qualora i genitori impedissero ai figli di mantenere quel rapporto significativo con i nonni, senza che tale scelta sia stata fatta nell’esclusivo interesse del minore apparendo giustificata e, quindi, per proteggere e tutelare un altro prevalente interesse di quel minore, possano adire il Tribunale per i Minorenni affinché questo emetta un provvedimento per garantire incontri e rapporti significativi del minore con i nonni, accertato che corrisponda all’interesse del minore. Per quanto riguarda la possibilità che nel nostro ordinamento venga riconosciuta una legittimazione attiva dei nonni nei giudizi di separazione e divorzio, non resta che attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti legislativi di attuazione della legge n. 219/2012.


la SELEZIONE GIURISPRUDENZIALE


FACOLTA' DEI NONNI DI RICORRERE EX ARTT. 333 E 336 C.C.

Tribunale di Taranto, sentenza 19 aprile 1999

Il tribunale per i minorenni è competente a decidere sulle istanze con le quali i nonni, dolendosi per il divieto loro imposto di avere ogni contatto con le nipoti, invochino provvedimenti idonei a por termine a tale condotta dei genitori, pregiudizievole per lo sviluppo e maturazione della personalità dei minori (Il Giudice ha chiarito che, dovendo i provvedimenti in questa materia essere ispirati sempre al precipuo interesse del minore e rientrando la tutela del vincolo affettivo in esame nell’ambito di tale interesse, il rifiuto del genitore può ritenersi giustificato solo in presenza di serie e comprovate ragioni che sconsiglino di assicurare i rapporti dei nipoti con gli avi).

Cassazione civ., Sez. I, 24 febbraio 1981, n. 1115

Il genitore, nel corretto esercizio della potestà sul figlio minore, non può, senza plausibile ragione in relazione al preminente interesse del minore medesimo, vietargli ogni rapporto con i parenti più stretti, quali i nonni, tenuto conto del potenziale danno a lui derivante dall’ostacolo a relazioni affettive che sono conformi ai principi etici del nostro ordinamento, ove mantenute in termini di frequenza e di durata tali da non compromettere la funzione educativa spettante al genitore stesso.

Pertanto, a fronte di un siffatto comportamento, deve riconoscersi a detti nonni la facoltà di ricorrere al giudice ai sensi degli artt. 333 e 336 c.c., per conseguire un provvedimento che assicuri loro un rapporto con il nipote, sia pure nei limiti sopra specificati e sempreché non vengano dedotte e provate serie circostanze che sconsiglino il rapporto medesimo.

COMPETENZA DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI

Tribunale di Milano, 7 maggio 2013

La legge 10 dicembre 2012, n. 219 , riscrivendo l’art. 38 disp. att. c.c. , ha attribuito al Tribunale ordinario la competenza a pronunciare i provvedimenti limitativi della potestà genitoriale (art. 333 c.c. ) esclusivamente nel caso in cui sia pendente, «tra le stesse parti, giudizio di separazione o divorzio o giudizio ai sensi dell’articolo 316 del codice civile»: in altri termini, l’azione ex art. 333 c.c. proposta in via autonoma non rientra nella competenza del Tribunale ordinario che nemmeno è competente per la declaratoria di cui all’art. 330 c.c., ipotizzabile sempre soltanto nel caso in cui penda un procedimento di separazione, divorzio o ex art. 316 c.c. (v. art. 38, comma I, disp. att. c.c.). Il presupposto per la potestas decidendi del Tribunale Ordinario è, dunque, la concentrazione processuale delle domande.

Non solo: la legge richiede espressamente, quale condicio sine qua non per la competenza del tribunale ordinario ex art. 333 c.c., che il processo penda “tra le stesse parti”, quanto dunque non ricorrerebbe nel caso di domanda introduttiva proposta dai nonni, in quanto, come noto, gli ascendenti non sono parti del procedimento di separazione, divorzio, o ex art. 316 c.c.


RILEVANZA DEL BAGAGLIO DI MEMORIA E AFFETTO DEI NONNI

Corte d’Appello di Milano, 11 febbraio 2008

I nipoti hanno diritto a frequentare i nonni, soprattutto quando hanno con gli stessi relazioni significative. Il bagaglio di memoria e di affetto di cui i nonni sono portatori va preservato, valorizzato e distinto da quello genitoriale, anche in situazioni di particolare difficoltà, ricorrendo all’ausilio di personale specializzato, per il superamento di situazioni di disagio nell’interesse dei minori.

Cassazione civ., Sez. I, 25 settembre 1998, n. 9606

In tema di provvedimenti connessi all’affidamento dei figli in sede di separazione personale dei coniugi, la mancanza di un’espressa previsione di legge non è sufficiente a precludere, al giudice, di riconoscere e regolamentare le facoltà di incontro e frequentazione dei nonni con i minori, né a conferire a tale possibilità carattere solo “residuale” presupponente il ricorso di gravissimi motivi. Infatti non possono ritenersi privi di tutela vincoli che affondano le loro radici nella tradizione familiare la quale trova il suo riconoscimento anche nella Costituzione (art. 29 Cost.), laddove, invece, anche un tal tipo di provvedimenti deve risultare sempre e solo ispirato al precipuo interesse del minore.

PREMINENTE INTERESSE DEL MINORE

Tribunale di Messina, sentenza 10 gennaio 2006

L’interesse del minore (alla cui realizzazione ogni provvedimento giudiziale deve essere finalizzato) coincide con la conservazione dell’ambiente domestico, scolastico e cittadino, nonché con la conservazione delle già instaurate relazioni familiari. Le relazioni familiari costituiscono peraltro un valore in sé, anzi possono essere considerate uno dei beni non economici fondamentali dei quali è normalmente dotata la persona e che sono tutelati e protetti nel nostro ordinamento.

Tribunale per i Minorenni di Messina, decreto 19 marzo 2001

Pur non spettando, de iure condito, ai nonni (e agli altri parenti) un vero e proprio diritto soggettivo di visita (e permanenza) dei nipoti minori, ...tuttavia - ritenuto che i sentimenti affettivi di un minore collegati ai più stretti vincoli di sangue hanno di regola, una notevolissima e certa rilevanza positiva ai fini di un’armonica crescita psicologica e culturale del minore stesso - l’interesse legittimo dei nonni (e degli altri parenti) a visitare i minori, permanendo con loro, trova incondizionato riconoscimento e piena tutela ogni qual volta esso venga a coincidere con l’interesse dei nipoti a instaurare e mantenere costanti, regolari e congrui rapporti con i propri congiunti diversi dai genitori, vale a dire allorché la visita (e la permanenza) dei nonni (e degli altri parenti) non arrechi ai minori un danno rilevante e un eventuale divieto dei genitori... si ponga, per ciò, contro l’interesse dei minori ad una ottimale, proficua integrazione della propria personalità nell’ambito della parentela.

Cassazione civ., Sez. I, 24 febbraio 1981, n. 1115

Il genitore, nel corretto esercizio della potestà sul figlio minore, non può, senza plausibile ragione in relazione al preminente interesse del minore medesimo, vietargli ogni rapporto con i parenti più stretti, quali i nonni, tenuto conto del potenziale danno a lui derivante dall’ostacolo a relazioni affettive che sono conformi ai principi etici del nostro ordinamento, ove mantenute in termini di frequenza e di durata tali da non compromettere la funzione educativa spettante al genitore stesso; pertanto, a fronte di un siffatto comportamento, deve riconoscersi a detti nonni la facoltà di ricorrere al giudice, ai sensi degli artt. 333 e 336 c.c., per conseguire un provvedimento che assicuri loro un rapporto con il nipote, sia pure nei limiti sopra specificati e sempre che non vengano dedotte e provate serie circostanze che sconsiglino il rapporto medesimo.


DISPOSIZIONI DEL GIUDICE DELLA SEPARAZIONE D’UFFICIO

Cassazione civ., Sez. I, 16 ottobre 2009, n. 22081

L’art. 1, comma primo, della legge 8 febbraio 2006, n. 64, che ha novellato l’art. 155 c.c., nel prevedere il diritto dei minori, figli di coniugi separati, di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e i parenti di ciascun ramo genitoriale, affida al giudice un elemento ulteriore di indagine e di valutazione nella scelta e nell’articolazione di provvedimenti da adottare in tema di affidamento, nella prospettiva di una rafforzata tutela del diritto a una crescita serena ed equilibrata, ma non incide sulla natura e sull’oggetto dei giudizi di separazione e di divorzio e sulle posizioni e i diritti delle parti in essi coinvolti, e non consente pertanto di ravvisare diritti relativi all’oggetto o dipendenti dal titolo dedotto nel processo che possano legittimare un intervento dei nonni o di altri familiari, ai sensi dell’art. 105 c.p.c., ovvero un interesse degli stessi a sostenere le ragioni di una delle parti, idoneo a fondare un intervento ad adiuvandum, ai sensi dell’art. 105, comma secondo, c.p.c. (Cassa e decide nel merito, App. Perugia, 13/11/2007)

Tribunale di Reggio Emilia, decreto 17 maggio 2007

Il giudice anche d’ufficio, avuto riguardo all’esclusivo interesse del minore, può disciplinare i rapporti tra nipoti e avi, disponendo che il minore possa trascorrere una parte del tempo anche presso i nonni materni o paterni. Il comma 1 dell’art. 155 c.c. attribuisce solo al minore il diritto di conservare rapporti significativi con i prossimi congiunti (ascendenti e parenti di ciascun ramo genitoriale), mentre questi ultimi hanno solo un interesse a che le condizioni di separazione vengano fissate (consensualmente o giudizialmente) in modo tale da consentire loro di avere rapporti personali con la prole dei coniugi separandi.


IMPOSSIBILITA' PER I NONNI DI INTERVENIRE NEI GIUDIZI DI SEPARAZIONE

Cassazione civ., Sez. I, 27 dicembre 2011, n. 28902

In assenza di un dato normativo che autorizzi un’iniziativa sul piano giudiziario degli ascendenti, come avviene nei giudizi de potestate(art. 336 c.c., comma 1), non è consentito l’intervento degli stessi nei giudizi di separazione e di divorzio, nei quali la posizione dei minori è tutelata sotto forme che non prevedono la loro assunzione della qualità di parte, né uno specifico diritto di difesa, come avviene nei procedimenti di adozione. D’altra parte, una lettura sistematica del quadro normativo, alla luce delle norme che disciplinano la revisione delle condizioni della separazione (art. 155 ter c.c.; art. 710 c.p.c.) e che sono intese a dirimere i conflitti fra genitori (art. 709 ter c.p.c.), induce a ritenere che questi ultimi siano gli unici soggetti cui è affidata la legittimazione sostitutiva all’esercizio dei diritti dei minori.

Cassazione civ., Sez. I, 27 dicembre 2011, n. 28902

Anche in seguito alla novella dell’art. 155, comma 1, c.c., operata dalla legge n. 54/2006, gli ascendenti non sono titolari di alcun diritto a conservare rapporti e relazioni con i nipoti, ma solo di un mero interesse di natura morale o affettiva, il quale non legittima gli ascendenti stessi a intervenire nei giudizi di separazione e di divorzio.

Cassazione civ., Sez. I, 16 ottobre 2009, n. 22081

La legittimazione all’intervento ad adiuvandum presuppone la titolarità nel terzo di una situazione giuridica in relazione di connessione - da individuarsi in termini di pregiudizialità dipendenza - con il rapporto dedotto in giudizio, tale da esporlo ai cd. effetti riflessi del giudicato. Ciò posto, anche alla luce della novella di cui alla L. n. 54 del 2006 che notevolmente valorizza la posizione degli ascendenti e degli altri parenti di ciascun ramo genitoriale nei confronti del minore, non pare potersi riconoscersi la sussistenza di una posizione siffatta in capo ai menzionati soggetti nell’ambito dei giudizi di separazione o divorzio, poiché immutati quanto alla natura, all’oggetto, ai diritti e alle posizioni anche in seguito alla citata novella. (Fattispecie relativa al riconoscimento in appello della sussistenza di un interesse giuridicamente protetto in capo ai nonni, legittimante i medesimi a un intervento ad adiuvandum ex art. 105, comma secondo, c.p.c. nel giudizio di separazione. Il Giudice di legittimità cassa senza rinvio la pronuncia impugnata.


Articolo a cura di Laura Maria Pietrasanta, Giulia Sapi

pubblicato su Plusplus24, il Sole 24 ore


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