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  • Avv. Fabrizio Flamini

Via libera all’uso dell’indice Pa per le notifiche via Pec alle pubbliche amministrazioni



L'art. 28 del decreto semplificazioni (D.L. 76/2020) ha introdotto una novità che gli Avvocati aspettavano da tempo, ossia la possibilità di utilizzare gli indirizzi di posta elettronica certificata anche delle pubbliche amministrazioni che non hanno ancora comunicato il recapito da utilizzare al Reginde (il registro generale degli indirizzi elettronici gestito dal ministero della Giustizia).

A seguito di questa importante innovazione, gli avvocati, per procedere alla notifica degli atti alle pubbliche amministrazioni possono ora attingere anche a un altro elenco di Pec, l’Ipa, l’indice dei domini digitali della pubblica amministrazione (https://indicepa.gov.it) gestito dall’Agid, l’agenzia per l’Italia digitale.

L’obiettivo dichiarato dalla relazione al decreto legge è proprio quello di superare i problemi e i rallentamenti provocati dalla mancata comunicazione al Reginde da parte di molte pubbliche amministrazioni dell’indirizzo Pec a cui ricevere le notificazioni. Una mancanza che, finora, ha costretto gli avvocati a utilizzare le “tradizionali” (e costose) notifiche cartacee.

Il paradosso era che, nonostante l’ufficio destinatario fosse dotato di uno o più recapiti Pec elencati nell’Indice dei registri Pa, la mancata indicazione di tali recapiti nel Reginde rendeva la notifica nulla, in base all’articolo 160 del Codice di procedura civile, come ribadito a più riprese dalla Corte di Cassazione.

Mentre in passato gli avvocati potevano utilizzare gli indirizzi raccolti nell’Ipa per le notifiche, la situazione è cambiata infatti con il decreto legge 179/2012, che ha tenuto a battesimo il Reginde e l’ha individuato come l’unico elenco “ufficiale” dei recapiti della Pa, gestito dal ministero della Giustizia e consultabile solo dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti e dagli avvocati.

Il decreto legge 179/2012 aveva fissato anche una data, il 30 novembre 2014, entro la quale le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto comunicare il proprio indirizzo Pec al Reginde. Ma tante Pa (come, ad esempio, l’Inps) non lo hanno ancora fatto.

L'avvocatura aveva più volte richiesto di modificare questa assurda situazione, i cui effetti negativi (sia in termini economici che di celerità della notifica), gravavano sia sugli avvocati (e quindi, sui cittadini-clienti), ma anche sullo Stato stesso, considerati i costi insiti in una notifica cartacea.


Ora larticolo 28 del decreto legge 76/2020, in vigore da 17 luglio 2020, colma finalmente questo inspiegabile ritardo, consentendo agli avvocati di attingere all’Ipa quando l’amministrazione, a cui devono notificare un atto, non ha comunicato la Pec al Reginde.

Si precisa anche che, se nell’Ipa sono indicati più recapiti Pec, l’atto va notificato all’indirizzo primario indicato, secondo le linee guida Agid, nella sezione «ente» dell’elenco.

Si precisa, infine, che si possono anche utilizzare gli indirizzi degli organi e delle articolazioni territoriali delle Pa raccolti nell’Ipa.



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